Fioriture all'uncinetto


L’accidente aveva colto le fioriere e le aiuole. Aveva tolto la fioritura agli alberi rimasti stilizzati come d’inverno e la bambina Lucia, senza neanche farci caso, utilizzava qualche ramo per mettere ad asciugare i fazzoletti di stoffa di suo padre. Tornava a raccoglierli come si fa con i fiori, apprezzandone il profumo del buon lavaggio e la morbidezza del tessuto. Lo stendi panni vegetale divenne un gioco per donne e così il corso principale del paese, carente di petali, prese i colori pastello dei fazzoletti da taschino.
Andò via l’estate e le chiome spelacchiate tornarono ad avere il loro motivo naturale. Caddero, però, le cortecce. E se cadono quelle croste, gli alberi non solo hanno freddo…si imbarazzano! La bambina Lucia, comprensiva della vergogna da nudità dei tronchi, avvolse la mantella della mamma sul primo degli alberi. Tornò in casa e prese la mantella della nonna per coprire l’albero successivo. Tornò ancora indietro ma i panni di lana erano finiti. Bussò a zia Cenzina vicina e ne recuperò un’altra. La comare, per esempio, non volle saperne. Fu preservato il pudore di soli sei tronchi. Il vento della notte sbottonò le mantelle che finirono sui marciapiedi in pietra. La sacra lana fu raccolta, portata a lavare alla fontana e proibita a nuove bizzarre iniziative della bambina. Chi nasce con la missione della vivacità non patisce sotto le punizioni ma sviluppa alternative e così, il passo svelto di Lucia, la portò a recuperare calze di lana cadute dalle finestre, scialli appoggiati sulle mazze delle scope fuori dalle porte e sciarpe dimenticate in osteria per poi sfilarle e proporle in nuova forma. Non era rubare, era un modo di amare gli alberi del corso, dando nuova forma a quella noiosissima lana da corredo. In fondo anche sua nonna disintrecciava le maglie per farci mantelle; quelle mantelle diventavano paia di calze all'occorrenza. E tutte le calze, di colori diversi, potevano essere ancora disfatte per farci coperte con fantasie di rombi o di righe che facevano la loro figura. I fili erano sempre gli stessi, recuperati chissà da quale passato. Lane di mercato, tosate a pecore di pascoli di uno o due decenni precedenti.
Lucia capì che, una volta sfilate e ricostituite le maglie, nessuno avrebbe potuto rivendicare furti e dimenticanze. Presa dalla smania di ricortecciare tutti gli alberi con teli di lana, la ragazzina finì per impoverire la borgata del filato spesso e il popolo riconobbe attorno agli alberi ciò che mancava sui letti, sulle spalle e intorno al collo!


“Lucì, non si fa!”
le diceva il confessore. Gli sculaccioni le diede la mamma. La punizione dettò suo padre. E gli alberi morirono, furono tagliati alla base e restarono tante aiuole a incorniciare solo quadrati di terra con al centro di ognuno l’osso tranciato del fusto d’albero che fu. Prima che le tessiture di Lucia fossero restituite per risarcire le famiglie coinvolte nel genuino saccheggio della lana, la bambina volle garantire una degna sepoltura agli alberi e così prese le coperte che aveva intessuto e le pose a copertura di ogni aiuola, fissandole agli spigoli con pietroni e vasi da fiori recuperati qua e là. Insomma, quelle che erano mantelle e poi sciarpe, e poi calze, e poi coperte per tronchi, ora erano lapidi di lana! Disposte l’una dietro l’altra, quelle lapidi ridavano vita a un viale intristito dalla mancanza degli alberi. C’era poco da fare con quella bimba vivace e sensibile: le donne del paese aspettarono il mercato per ricomperare gomitoli nuovi e tessere quello che ormai era perduto.
“Lucì, non si fa! Però sono belli i tuoi tappeti sulle aiuole!”
le disse il confessore. Una carezza le diede la mamma. Il padre le comprò della lana nuova. E gli alberi furono ripiantati. Quella dei tappeti di lana diventò una tradizione popolare, riproposta anno dopo anno fino a diventare unicità mondiale per la sua lunghezza: 600 metri composti da coperte inviate alla signora Lucia da ogni parte della terra.


Tutta questa storia l’ho inventata affinché la genialità dei bambini come Lucia non vada mai mortificata; nella loro creatività risiedono sensibilità e passioni che gli adulti finiscono per dimenticare. Così come stavo dimenticare che il paese della lana esiste e si chiama Trivento. A Trivento c’è una donna, Lucia, che con un nutrito gruppo di amiche che sta componendo un tappeto di lana con pezzi raccolti in tutto il mondo. Il record mondiale della lunghezza porterà alle donne un riconoscimento statistico ma il vero successo è tutto umano: quel tappeto sarà venduto per devolvere in beneficenza il ricavato a favore delle famiglie dei malati di SMA. L’augurio è che Lucia e le sue amiche possano ridare nuova fioritura e nuove primavere a quelle persone che, come gli alberi, vivono condizioni di sventura.
Trivento, 4 luglio 2018



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