In piazza

 


Groviglio di venti, mareggiata di voci, prato di occhi: la piazza è una trappola di vita, libera, aperta a tutti! Ospitale con chi arriva prima, comprensiva con chi arriva dopo, cortese con chi va via e generosa con chi ascolta passando, passando...
Mettere la voce alle narratografie, in piazza, è l'omaggio dovuto a coloro che mi hanno raccontato qualcosa passando per una strada di paese, togliendosi la sete al fontanile o seduti sotto il portale di casa, datato con lo scalpello.
Desidero gli spazi aperti - quelli senza microfono - dove le storie devono uscire "di forza" dalla pancia e sospinte dal cuore devono cercarsi le corde vocali prima di svanire nell'aria. Poi nel cielo. Come lo sparo della festa...
Le mie prime rughe si ombreggiano, eleganti, con la luce naturale e sotto i lampioni da passeggio. I riflettori cancellano, falsificano, neutralizzano.
Sullo stesso piano della folla mi piace stare, non sul palco, così che arrivi la mia voce e non la mia altezza.

Ma, certe volte, il tempo piove, il freddo è convinto e la gente si vuole sedere; vuole sentire il sussurro, il respiro, il silenzio dei racconti. Ed è opportuno uno spazio chiuso, col microfono e la luce buona, se questo può portare le storie ai cuori e alle memorie.

Per ascoltare le Narratografie in una festa di piazza puoi mandare una mail a narratografo@gmail.com e, come il tempo vuole, saranno serviti racconti di stagione!