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Il presepe di chi riparte

I finestrini del treno, illuminati, tratteggiano il buio seguendo un percorso che proprio non conoscono: i binari - gelidi e silenziosi - trascinano i vagoni e per qualche istante fanno scintille e frastuono. Nel buio nero ci sono montagne - che man mano non conosco più - alberi e stradine. Tutto nascosto nella notte, seppure allo scoperto sotto il cielo. I paesi dell’Appennino li vedo sospesi nel buio come fossero costellazioni di un cielo appoggiato a terra.
I sedili del treno si riempiono silenziosamente e ciascuno, al proprio posto, compone la storia di un viaggio. Alcuni libri ripartono da capo perché si è perso il segno e la memoria. Alcuni taccuini, nuovi e puliti, non hanno ancora nome e cognome per cui vengono compilati per superare gli imbarazzi della scrittura. La musica suona solo per chi se la mette nelle orecchie. Poche frasi a questo giro, nessuno ha voglia di parlare perché è un viaggio che porta via. Due case: una in cui ho lasciato il vuoto e l’altra dove troverò il …

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