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Ritratti - La donna che balla

Il giorno di festa me lo ricordo per le scarpe di legno che potevo indossare al posto dei zampitti. Facevano rumore più di tutto il resto, almeno fino a quando non arrivava la banda e copriva tutti i rumori. Almeno fino a quando non facevano lo sparo che copriva tutti i rumori. Almeno fino a quando, la sera, gli organetti suonavano sotto le lampadine del buio quelle canzoni che avevano sempre lo stesso giro di accordi e di bassi. La melodia festosa, però, non badava a chissà quali leziosi ricami musicali: contava il giusto ritmo per ballare e rendere indimenticabile l’unica serata dell’anno. Si suonava anche con la mietitura, con la vendemmia e col sacrificio del maiale ma io che ero femmina - nell’età di una bambina e nei doveri di una donna - dovevo preparare, cucinare, lavare, spazzare. Al divertimento noi donne non venivamo educate. La musica è stata la mia ribellione, condotta da un cuore vivace e da due gambe ballerine. Alternando un ginocchio avanti con l’altro indietro e tira…

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