Lavorerai con sudore
La mano feconda la terra con il seme.
La mano è padre. La terra è madre.
Il passaggio delle stagioni partorisce un frutto somigliante a chi lo ha generato:
ha la forma di un polso, di un dito, di un palmo. Di un dorso.
Concepire è attesa.
È fatica.
Rimaneggiando un passo biblico, “Lavorerai con sudore” è il racconto di vite passate ad addomesticare terre difficili, montagnose.
Contadini che hanno imbarazzo a mostrare le loro mani deformate e che questa volta, invece, le mostrano nella loro verità. Nude.
Nei quadranti delle dieci composizioni si possono riconoscere le somiglianze tra i dorsi delle mani e le scorze dei frutti; negli altri due, quelle tra i palmi e l’interno dei frutti. La pelle e la terra, la mano e il frutto finiscono così per confondersi, come se entrambi portassero impressa la stessa storia: quella di chi ha seminato, atteso e lavorato per generare.


