NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE

NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

Edicole per Santi


Non sono pietre levate e manco sono finestre. Sono nicchie per i santi a cui puoi anche non credere ma stanno là fuori sia quando passano quelli della questua sia quando c’è la banda; sia quando passa il morto sia quando c’è lo sposalizio. Per non parlare di quando fa brutto tempo e, per la loro posizione privilegiata, sono invidiati dalle pettegole costrette a starsene dentro!
Quelle edicole sono luoghi senza peccato che diventano come le chiese dove chi ci passa davanti si fa la croce; oppure sono come le fontane dove ci cammini davanti e non te lo prendi l’impegno di scolorire un po’ i termini scurrili del discorso.
Da ingegnere delle strutture posso solo arrendermi davanti ad alcune case che cercano di crollare e che vengono sostenute dalle statue di uomini giusti che, avendo le mani giunte, fanno della preghiera la loro forza…la forza per reggere, prima di tutto, le ghirlande di Rosari appese dai fedeli incontentabili!


Fiori finti o secchi, nani da giardino, bambole di pezza e lumini o troppo elettronici o troppo spenti. Coroncine, ragnatele, calamite, preghiere scritte a penna e ficcate sotto al basamento “Fai trovare uno sposo a Filomena”.
Porticine chiuse a chiave. L’architettura sacra della nicchia ognuno se la costruisce come vuole! E più passano i giorni e più quei santi, sottovuoto, diventano pure beati e martiri: i lumini troppo vicini gli affumicano le vesti, gli sbuffi delle caldaie li incensano di aria combusta. Altri santi, se non hanno la vetrinetta, condividono la dimora con i passerotti che vanno a nidificare dietro al loro saio scolpito, dov’è più riparato. Col tempo, le statuette di bronzo scuriscono e quelle di creta, pittate, si scrostano; i santi di legno si consumano e certi altri si sacrificano a tal punto da perdere le membra…per non dire che gli cadono le braccia!


Certe nicchie, poi, rimangono vuote. Più vuote dei paesi stessi…o perché il santo non c’è mai stato, o perché qualcuno se l’è portato. O perché, sentendosi solo, sarà andato via di propria volontà non riuscendo più a pregare con la fede giusta per mantenere in piedi case prossime al crollo.

Campobasso, 20 novembre 2017


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