NarraMolise: il Molise del Narratografo
Il Molise l'ho conosciuto camminando, forse lo conoscevo già prima di cominciare a farlo: la mia genealogia, per tredici generazioni, affonda interamente in questa terra e chissà che non vada ancora oltre; lo scoprirò con le mie ricerche. Per questo, quando lo attraverso, ho la sensazione di muovermi dentro qualcosa che mi appartiene da molto prima di me.
L'ho attraversato per intero lungo le sei transumanze percorse a piedi – 180 chilometri ciascuna in quattro giorni – seguendo i tratturi, le antiche strade verdi della pastorizia. L'ho conosciuto dormendo accanto al catozzo, vicino al carbonaio, ascoltando il silenzio del bosco e il racconto di un mestiere antico. L'ho conosciuto nel paese della 'ndocciata, indossando un mantello a ruota tagliato e cucito per me da un sarto del luogo.
L'ho cercato sotto terra, esplorando grotte e cavità, e sulle montagne, nei cammini attorno al Parco Nazionale del Matese e al Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. L'ho incontrato nei racconti sugli stregoni, nelle credenze sul malocchio e nelle figure dei santoni; nelle botteghe degli artigiani del ferro battuto e delle funi, nella cultura dei pastori e dei loro cani bianchi, nelle donne che raccolgono le rose profumate per farne infiorate.
L'ho conosciuto nelle campagne attraverso i gesti che scandivano l'anno: la raccolta dell'uva e la vendemmia, le olive raccolte per diventare olio, il rito del maiale, la bollitura della salsa, la battitura del grano, la raccolta e l'essiccazione delle mele. Gesti nei quali ho ritrovato una cultura fatta di lavoro, attesa, condivisione e conoscenze tramandate.

L'ho cercato nell'arte e nell'archeologia. Sulle Mainarde ho seguito le tracce di Charles Moulin, che fece del paesaggio molisano la propria casa e arrivò a preparare i colori con le erbe raccolte sul posto. Tra le pietre di Altilia-Saepinum, Pietrabbondante e Santa Maria di Guglieto ho cercato le tracce di chi ha abitato questa terra prima di noi. E proprio tra quel che resta delle mura antiche della chiesa di Santa Maria di Guglieto – la prima chiesa del Molise – ho sposato mia moglie, guardando verso il tramonto di Monte Miletto.
L'ho osservato nelle architetture, attraverso Archiletture, cercando nelle forme delle case, nei tholos pastorali d'alta montagna, nei castelli, nelle masserie tratturali e negli edifici rurali il modo in cui le comunità hanno costruito il proprio rapporto con il paesaggio.
Tholoi, Alto Molise
E l'ho ascoltato nelle parole. Con Cusarelle Cambuasciane raccolgo la tradizione orale e dialettale di Campobasso, perché anche una parola, un modo di dire o una voce possono custodire un pezzo di storia.
Anche il cielo è diventato parte di questo viaggio. Con Molistelle, le costellazioni della tradizione vengono trasformate in un nuovo racconto del territorio: durante l'anno, il cielo si popola di asterismi ispirati ai tratturi, alla pastorizia e alla cultura molisana, dando vita a una mitologia celeste nata da questa terra.
È così che ho conosciuto il Molise: attraversandolo a piedi e sotto terra, entrando nelle case e nelle botteghe, ascoltando le persone, suonando e cantando stornelli e strofe antiche, seguendo i tratturi, osservando le montagne, cercando nelle rovine e nelle architetture le tracce del passato, raccogliendo parole, fotografie e storie.
Il Molise del Narratografo, quello di cui ti narro, nasce da tutto questo.
È il Molise che ho incontrato lungo la strada, e che in parte mi ha preceduto.
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