NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE

NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

Il pomeriggio del corredo

Cominciare da nulla e annodargli intorno qualcosa; da qui annodare ancora una, due e tre volte per vedere formarsi uno granello di stoffa. Proseguire ancora per minuti e poi quarti d'ora lasciando le mani proseguire da sole e permettendo alla bocca i dialoghi e i pettegolezzi più impegnativi. L'ago inanella di qua un filo di stoffa e di là riprende il filo del discorso! Nei corredi fatti di asciugamani, tovaglie e copriletti, i ricami riferiscono gli stati d'animo delle donne che preparano il proprio matrimonio o quello di qualche ragazza cara. I giri più stretti e nervosi si alternano ad altri più distesi e sereni. Disegni più articolati e raffinati si alternano a passi semplici di chi ha tempo contato e poco filo. E così, un povero bambino maschio…

"…Mà! Mammaaa!!!Ma quando finisce st'inverno?"

A primavera sono più grande e me ne posso uscire: qua parlano di fatti che non capisco e ogni pomeriggio sto seduto a infastidire il fuoco - e mi rimproverano perché faccio fare il fumo; e ogni tanto mi metto in piedi sullo sgabello per guardare alla finestra - e mi urlano perché alito sul vetro e ci disegno su. Così penso a quello che dice papà sulle donne:

 “Le femmine! Tali e quali agli alberi: fanno comunella come le chiome che, strette dalla Bora, una volta si avvicinano a destra e sparlano di quelle a sinistra; un’altra volta si avvicinano a sinistra ruffianando su quelle di destra.  Lo sai dove stanno gli alberi? Sempre là. Oscillano! Le femmine oscillano tra orto, casa e chiesa ma le radici le tengono nel paese. Non se ne vogliono partire!”

Sarà così? Da quello che capisco io, le donne di casa mia pensano che il mondo finisca dove la gente parte, lungo l’unica via buona da cui si esce e si entra nel paese. Per mia madre il mondo finirà quando si sposa zia: col matrimonio se ne andrà a Roma che, dicono:

“È la fine del mondo!”

Appunto...il mondo finisce là o forse non finisce proprio niente: comincia un nuovo mondo per zia. Nonna dice:

“Beato chi si sposa tua zia:
sa togliere i malocchi, sa ammassare il pane e cuce senza il ditale!”

Qua s’è cucito senza il ditale fino a quando zia ha detto che si sarebbe sposata. Da allora non è più permesso bucarsi le dita con gli aghi perché non si possono macchiare i teli e i ricami. Il passaggio dei fili tra i ferri tesse il pomeriggio: con tre o quattro mosse al secondo il tempo diventa il pregio centrale di una tovaglia. Il matrimonio, data obbligata, si tira i fili e i ferri s’incrociano più velocemente. I bordi dei teli sono i più belli, come la spuma del mare quando le onde toccano la spiaggia. I fili entrano ed escono dalla stoffa, esattamente come farei io, giocando a uscire dalla finestra e a rientrare dalla porta. Ma non lo posso fare perché, dicono:

“Dove devi andare che è pericoloso e fa pure freddo!”

E allora sto qua, con i tacchi fissati sul poggiapiedi dello sgabello, i gomiti puntati sulle ginocchia e le guance accasciate sopra i palmi. A cucire c’è mezzo vicinato, una squadra di nonne con gli occhiali da uncinetto. Il compare, infatti, dice:

“Le donne pregano con gli occhi chiusi e guardano i fatti con le orecchie.
Per il resto cuciono…per cui a loro servono solo gli occhiali
per mettere a fuoco al livello delle mani.”

Insomma, qua tutti dicono. Quando parlo io, invece, nessuno mi sente perché, dice mio cugino:

“Sei ancora piccolo!”



Risalgo sullo sgabello e mi affaccio sul camino dove trovo un porta ditali comprato alla fiera. Mamma dice:

“Lo vedi quello?
Se lo fai cadere perdo il conto e guai a te!”

Lo usano come un calendario e si sono organizzati per età: mia sorella più grande, che ancora non porta gli occhiali da uncinetto, fa spostare il ditale sul conto dei giorni. Mia madre, col suo ditale, conta i mesi. Nonna ripone il ditale sempre e solo sull'anno così non sbaglia; se si confonde non è che casca il mondo ma, la cosa più importante, non sente l’ansia del tempo che passando va via.

Campobasso, 9 ottobre 2018

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