NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE

NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

Il presepe di chi riparte

I finestrini del treno, illuminati, tratteggiano il buio seguendo un percorso che proprio non conoscono: i binari - gelidi e silenziosi - trascinano i vagoni e per qualche istante fanno scintille e frastuono.
Nel buio nero ci sono montagne - che man mano non conosco più - alberi e stradine. Tutto nascosto nella notte, seppure allo scoperto sotto il cielo. I paesi dell’Appennino li vedo sospesi nel buio come fossero costellazioni di un cielo appoggiato a terra.
I sedili del treno si riempiono silenziosamente e ciascuno, al proprio posto, compone la storia di un viaggio. Alcuni libri ripartono da capo perché si è perso il segno e la memoria. Alcuni taccuini, nuovi e puliti, non hanno ancora nome e cognome per cui vengono compilati per superare gli imbarazzi della scrittura. La musica suona solo per chi se la mette nelle orecchie.
Poche frasi a questo giro, nessuno ha voglia di parlare perché è un viaggio che porta via.
Due case: una in cui ho lasciato il vuoto e l’altra dove troverò il vuoto. Accenderò la luce, poserò le valigie e sul letto penserò di domare la nostalgia con la stanchezza.
...che saranno...dieci giorni che ero tornato in famiglia? Andavo così di corsa che neanche il tempo per addobbare un albero...
A casa penserò alla nonna che cucina; cucina sempre e sta dentro casa tutti i giorni a tutte le ore. Non è una messa in scena e lei non è una figurante: è tutto così...
Penserò alla bettola del paese dove sta sempre zio, ubriaco, che beve e recita poesie. È lui, mica un attore!
Ricorderò le cantine lungo le stradine, per la scalinata, e gli uomini indaffarati vicini alle porte per prendere la luce naturale e chiacchierare con i passanti. Nulla di costruito.
Quando tornerò a casa, con le feste a metà, devo trovare quella fila di luci dell’anno scorso, fare qualche casetta con le scatole di cartone e mettere un po’ di carta pane per le montagne. Non è per fare un presepe, è per ricostruire il mio paese che potrò tenere acceso anche quando le feste di Natale saranno finite. Pure d’estate, eh!


Intanto il treno viaggia e penso che mi servirebbero dei pastorelli riadattati. Apro la valigia per prendere i mostaccioli e nella scatola che ci trovo? Una decina di statuine in terracotta avvolte nella carta di giornale. Un biglietto, con due macchioline di vino, mi spiega:

“La Madonna, il bambinello,
il padre vecchio e l’asinello.
Quello col bicchiere sono io,
nel presepe e nel paesello non può mancare lo zio!”

Ed io che pensavo che oltre al sottovuoto e alla conserva nella valigia non ci entrasse più nulla...

Un treno qualsiasi, 31.12.2019

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