Il presepe di chi riparte
I finestrini del treno, illuminati, tratteggiano il buio seguendo un percorso che proprio non conoscono: i binari - gelidi e silenziosi - trascinano i vagoni e per qualche istante fanno scintille e frastuono.
Nel buio nero ci sono montagne - che man mano non conosco più - alberi e stradine. Tutto nascosto nella notte, seppure allo scoperto sotto il cielo. I paesi dell’Appennino li vedo sospesi nel buio come fossero costellazioni di un cielo appoggiato a terra.
I sedili del treno si riempiono silenziosamente e ciascuno, al proprio posto, compone la storia di un viaggio. Alcuni libri ripartono da capo perché si è perso il segno e la memoria. Alcuni taccuini, nuovi e puliti, non hanno ancora nome e cognome per cui vengono compilati per superare gli imbarazzi della scrittura. La musica suona solo per chi se la mette nelle orecchie.
Poche frasi a questo giro, nessuno ha voglia di parlare perché è un viaggio che porta via.
Due case: una in cui ho lasciato il vuoto e l’altra dove troverò il vuoto. Accenderò la luce, poserò le valigie e sul letto penserò di domare la nostalgia con la stanchezza.
...che saranno...dieci giorni che ero tornato in famiglia? Andavo così di corsa che neanche il tempo per addobbare un albero...
A casa penserò alla nonna che cucina; cucina sempre e sta dentro casa tutti i giorni a tutte le ore. Non è una messa in scena e lei non è una figurante: è tutto così...
Penserò alla bettola del paese dove sta sempre zio, ubriaco, che beve e recita poesie. È lui, mica un attore!
Ricorderò le cantine lungo le stradine, per la scalinata, e gli uomini indaffarati vicini alle porte per prendere la luce naturale e chiacchierare con i passanti. Nulla di costruito.
Quando tornerò a casa, con le feste a metà, devo trovare quella fila di luci dell’anno scorso, fare qualche casetta con le scatole di cartone e mettere un po’ di carta pane per le montagne. Non è per fare un presepe, è per ricostruire il mio paese che potrò tenere acceso anche quando le feste di Natale saranno finite. Pure d’estate, eh!
Intanto il treno viaggia e penso che mi servirebbero dei pastorelli riadattati. Apro la valigia per prendere i mostaccioli e nella scatola che ci trovo? Una decina di statuine in terracotta avvolte nella carta di giornale. Un biglietto, con due macchioline di vino, mi spiega:
“La Madonna, il bambinello,
il padre vecchio e l’asinello.
Quello col bicchiere sono io,
nel presepe e nel paesello non può mancare lo zio!”
Ed io che pensavo che oltre al sottovuoto e alla conserva nella valigia non ci entrasse più nulla...
Un treno qualsiasi, 31.12.2019
