Non sarò mai un contadino [Bucolica]

Perché non ce l'ho quel vigore muscolare del mulo,

l'ossatura dell'olivo,

la resistenza della lavanda,

la convinzione di risorgere che ha la primavera.

Non ce le ho delle mani tanto forti da tenere un pulcino o dei piedi tanto grandi da non schiacciare il chicco nel solco.

Non sarò mai un contadino perché non li so tenere aperti gli occhi all'alba senza soffrire e non so chiuderli serenamente appena fa buio.

Mi manca la pazienza dell'attesa lunga, la fede che é speranza, la capacità di accettare la morte di un animale e la vecchiaia, il freddo di stagione e la misura giusta delle cose.

Il cane lo sa che non sarò mai un contadino perché lo accarezzo troppo o perché difendo dai suoi salti il vestito nuovo.

Il topo lo sa che le mie trappole sono nervose, vendicative, e non una routine quotidiana che fa parte di un ciclo. Il topo lo ha capito che sono fuori contesto.

Non la so osservare la natura,

non so indirizzare un fosso,

non la so comprendere la luna,

non so capire la vocazione di un pezzo di terra rispetto al suo orientamento.

Per me un fazzoletto di terra o un ettaro intero sono ugualmente ingestibili e le erbe infestanti hanno vita facile tra la mia illusione di un orto e il sogno di un giardino.

Non conosco la profondità per garantire la vita alle radici di un albero da frutto o per assicurare degna sepoltura al gattino che ha lasciato i suoi passi in giro per la contrada. 

Non sarò mai contadino perché non so riconoscere la verdura,

non so essiccare quello che serve per un decotto

e mi faccio beccare dalla gallina se le tolgo le uova.

E, più di tutto, non ho la poesia nella mente e nei gesti della ritualità, pensando che possano bastare dei versi o qualcosa di scritto per bene a toccare l'animo.