Narratografo, cantastorie del Molise

Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

+900 racconti

Quasi vent'anni di storie tra la terra e la carta

Ci sono progetti che non nascono a tavolino, spinti dalle mode del momento. Crescono lentamente, giorno dopo giorno, accumulando strati di vita proprio come le rocce e i muri che ho imparato a osservare.

Guardando quel mucchio di agende disordinate, i fogli scritti a mano sulle balle di fieno davanti al Matese o i pensieri registrati durante i viaggi in macchina, mi rendo conto che è passato quasi un ventennio. Vent'anni di scrittura e di amore per la mia terra.

Oggi il mio archivio ha superato i 900 testi. Leggere riflessioni che parlano di "brand editoriale" o "strategie di marketing" mi fa sorridere, perché qui non c'è nessuna strategia editoriale: c'è solo un modo molto personale e convinto di raccontare il Molise, ascoltando i racconti del tempo prima che svaniscano nel silenzio.


Tra rigore e fantasia

In quasi due decenni ho cercato di unire il rigore del mio percorso di studi alla libertà della scrittura. È lo stesso sguardo con cui osservo gli occhi di un uomo, le pietre di una struttura, la fantasia di un vecchio ferro battuto o cerco la giusta parola per dare forma ai miei Libri o ai Quaderni del Narratografo, le raccolte nate anno dopo anno lungo questo cammino:

La montagna e la natura: Dalle storie di briganti e boscaioli in Roccamandolfi, inseguendo i briganti (2022) e l'omaggio ai boschi e alle grotte in Storie del Matese (2023), fino al diario intimo di Vivere nel bosco (2026).

Il legame con la terra e le tradizioni: Le esplorazioni tra fiori e feste del grano ne I racconti del Lavandeto (2023), i ritratti di Larino e della sua cattedrale in Larino creativa e ribelle (2025) e il racconto di Colletorto tra ulivi e architettura in Torto (2025).

Le radici, i cicli e la memoria: L'universo femminile in Matriarcale (2024), il rapporto tra uomo e cielo in Astronarratografia (2023) e i libri dedicati al piacere della lettura in Se una notte d'inverno un Narratografo (2023).

I riti del tempo e della festa: Le tradizioni natalizie campobassane (2025) e il percorso tra le feste popolari in Natale, Carnevale e Quaresima (2026).

E poi, ancora, transumanze racconti di umanità e artigianato, architetture tipiche e autentiche, tradizioni e credenze.


Un viaggio che continua (anche a voce alta)

In un'epoca che corre veloce e tende a cancellare le differenze, questo archivio è il mio modo di scegliere la "restanza": restare legati alle proprie radici.

Non è una novità esplosa ieri, ma un lavoro silenzioso che va avanti da quasi vent'anni, nutrito dalla polvere delle strade e dalla voglia di non perdere ciò che siamo. Un patrimonio di carta che non vive solo tra le pagine dei Quaderni, ma prende vita ogni volta che ci incontriamo per ascoltare i racconti ad alta voce: in piazza, lungo i sentieri dei Narratrekking, sotto le luci di un teatro, tra i banchi di scuola o nell'intimità di una casa. Il viaggio continua, pagina dopo pagina.

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