Ho venduto la terra
Io non ho venduto nessuna terra. L’ha venduta un uomo del Molise; ha venduto la terra per uno stretto ventaglio di banconote. Per pochi euro ha ceduto la terra che suo padre pagò in sostanziosi pacchi di cartamoneta al ritorno dall'America dove aveva lavorato e risparmiato per dieci anni. Quando il tempo è fatica e pianti non passa mai per cui un decennio fu un'epoca.
Nella terra, il padre, cavò il buco per chiedere alla terra di concepire un vigneto. Le viti furono grappoli e il vino fu vita perché portò i guadagni quando, al banco di una cantina, a una damigiana corrispondeva denaro.
Il buon padre ha lasciato la terra per sistemarsi in cielo. Il figlio ha lasciato la terra per sistemarsi in città e quel pezzettino di terra non meritava di rimanere incolto. In profondità, sotto la crosta di pietre e ortiche, c'è il sale della vita. Per non sciupare la fertilità, per questo l'ha venduta.
I tempi cambiano, si aggiorna la stima economica delle cose ma non ne cambia il valore affettivo. Certi confini non esistono più, il vicinato è assente, la fatica della zappa non paga. Non ci sono più le vene d’acqua che portavano la vita a quei campi: sono state interrotte dal passaggio dei trattori moderni. Prima, di là, ci passavano gli asini…gli stessi asini che, controvoglia, si dimenavano contro il Padre Eterno perché non volevano macinare il grano. Povere bestie: punzecchiate dalle mosche cavalline che gli incidevano la pelle in quei punti dove non potevano arrivare gli schiaffi delle code; e dai muscoli degli animali scendevano, rossi, dei rivoletti di sangue. Succedeva anche durante le macinature quando, al termine dei lavori, gli asini fuggivano per i campi a trovare la libertà.
Fossero nati cavalli, con la coda più lunga e la criniera, sarebbe stato più semplice per loro scacciare gli insetti torturatori.
Della natura ne sappiamo sempre meno, a tratti sembra che non ne facciamo più parte ed è una fortuna poter sentire persone che sono figlie della campagna. Ad ascoltare non ci si rimette mai, si impara, si impara sempre…
6 agosto 2017

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