La vita contadina raccontata da Anna Martusciello
La pigrizia è un'avversaria instancabile, una bestiaccia che è sempre pronta a girarti intorno per convincerti a non fare nulla. A volte si presenta come un comodo divano col televisore acceso; altre volte si manifesta come un caldo soffocante o un freddo glaciale; in alcuni casi penetra dentro le fauci muovendo sbadigli; lavora finanche mortificando la fantasia. Io l'ho capito bene tutto questo e per non farmi beffare mi sono inventato un pensiero motivazionale piuttosto banale che, però, funziona: se esci succede sicuramente qualcosa!
In effetti, la vita è un continuo susseguirsi di avvenimenti per cui bisogna solo cercare o intuire dove si manifestano le scene che più ci interessano.
Io che ricerco le cose semplici della vita, il silenzio dei luoghi e le voci della compagnia, so che nei borghi del mio Molise troverò quello di cui ho bisogno.
Sulla cartina dove coloro i borghi visitati sono ancora bianchi diversi paesini e, tra questi, ho notato di non essere mai stato a San Massimo.
Ci sono arrivato per caso, condizionato da un semaforo di lavori in corso che mi ha scoraggiato a prendere la direzione del lago di Occhito. Dopo aver sbagliato strada, come mio solito, sono entrato nel paese di San Massimo: silenzioso, quasi vuoto, con l'odore di salsa cotta proveniente da una cantina e con numerose abitazioni dirute a fronte di tante altre casette ben tenute. Sullo sfondo, proprio addosso al campanile, le montagne di Campitello Matese.
La mia passeggiata è durata poco, qualche decina di minuti, dunque ero quasi per salire in macchina quando ho notato un foglio verde attaccato a una finestra che indicava qualcosa che avesse a che fare con una mostra. Ho seguito la direzione suggerita per poi continuare nei vicoli accompagnato da altre frecce colorate...ed ecco l'arrivo: un grosso portone sul cui battente era riportata la scritta "Bussa"!
Divertito dalla caccia al tesoro intrapresa, ho bussato due colpi con energia e, da lontano, la voce soprana di una signora del borgo ha urlato: "Italiaaaa! Ci sta la gente! Devi venire!!!". Dall'altra parte è arrivata la risposta:"Arrivo! Scendooo!". Praticamente non vedevo nessuno ma ero sotto l'attenzione di tutti. Il Molise è fantastico!!!
Dietro l'angolo è spuntata Italia, si è presentata e mi ha accolto nella mostra, ma solo dopo che la signora-sentinella ha ribadito:"Menu male ca ce stenghe je!" che vuol dire Meno male che ci sono io (che controllo tutto!).
Parlare di mostra non rende il giusto merito al lavoro fatto da Anna Martusciello, sua sorella Italia ed altre persone che hanno contribuito in varia maniera. Volendo uscire dai luoghi comuni, definirei questa opera come il desiderio - soddisfatto - di riproporre, all'umanità contemporanea, l'animo poetico e lavoratore della persona e delle comunità che ci hanno preceduto fino a qualche decennio fa.
Di case-magazzino che collezionano oggetti del passato ne ho visitate tante ma erano archivi organizzati in maniera sistematica, senza amalgama culturale e sentimentale. Il lavoro condotto da Anna Martusciello, invece, è una ricostruzione degli ambienti guidata da ricordi della propria fanciullezza. Dalla necessità di sentirsi ancora semplice e fiera di un'epoca che veniva vissuta con poche cose ma condivise. Anna, con intelligenza raffinata, ha capito che non basta una ricostruzione fotografica degli spazi per comprendere un tempo passato: occorrono i sensi associati alle sensazioni!
"Questa è la perduta" riferendosi all'insalatiera nella quale i contadini portavano il cibo nei campi. "La giornata era fatta per lavorare e quindi il tempo dedicato al nutrimento era tempo perso per i contadini!". E da lì la ricostruzione della cucina, con il focolare protagonista indiscusso nella casa. Un membro della famiglia. Era dedicato alla cottura del poco che si aveva da mangiare al quale dava il sapore affumicato delle sue combustioni; focolare come occasione quotidiana da dedicare alla parola; focolare come risorsa indispensabile per sopravvivere al freddo delle case tecnologicamente non proprio perfette per garantire quelle che per noi sono le condizioni di comfort.
Sul tavolo, le foglie di castagno utilizzate come carta forno e, non volutamente, come ulteriore aromatizzante per i preparati. E poi la salsiccia nel conservante di un tempo, la sugna, che, come il fuoco e le foglie di castagno, contribuiva ad arricchire il sapore del prodotto. Era tutto l'ambiente della casa a contribuire al sapore delle cose, all'odore dei vestiti e ai gesti della convivenza.
I rumori provenienti dagli spazi della casa, separati tramite tende improvvisate con i panni, entravano in concerto con i suoni del camino, con i versi degli animali allevati, con le voci delle persone presenti.
Le mura erano fredde, i pasti caldi, umidi i vetri delle finestre e le travi del sottotetto. Il legno e la pietra provenivano dai piedi della montagna.
I sensi, in effetti, erano stimolati e stimolanti per le sensazioni percepite dai bambini, dalle donne, dagli uomini e dagli anziani.
Anna è riuscita, indubbiamente, a sussurrare al mio animo una storia vera. Mi ha fatto sentire...come fossi mio nonno da ragazzo.
Che poi in un museo, in una mostra o in un'esposizione, si completa il giro e si torna a casa. Be', io il giro l'ho ripetuto più volte e sono rimasto fino a tarda sera a chiacchierare con i fratelli Martusciello: Anna, Italia e Massimo. Abbiamo vissuto il pomeriggio, il tramonto e la serata a chiacchierare mentre c'erano da mettere a dormire le galline, il gattino, il canarino e mentre c'erano da innaffiare le piante del giardino.
Per quanto il mondo moderno possa ruotare portandosi appresso tante storie negative, come diamanti si possono trovare realtà di inestimabile valore umano. A San Massimo, come in tanti altri paesini del Molise, io ho avuto la fortuna di trovare tutto questo.
E, concludendo, anche questa volta la pigrizia ha perso la partita.
San Massimo, 24 agosto 2017

