NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE

NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

Cose segrete sui faggi


I saggi chiesero ai faggi:
"Fate largo, lasciate passare i raggi!"
Da allora il sottobosco dei faggi
restò ordinato e pulito, fino a oggi.

Fare le rime non è sempre poesia, quello che ho scritto potevo risparmiarmelo ma l’ho trovato simpatico e lo lascio così. Se ho pensato di scrivere qualcosa è perché del bosco riconosco poche cose e, tra queste, i faggi. Sono alberi meravigliosi, enormi, eleganti ma stanno per conto loro, non vogliono che arbusti e altre tipologie di alberi gli nascano vicino. Li ho osservati a lungo durante le escursioni ritrovandoli nella nebbia con i rami dritti a formare portici naturali; li ho trovati sui monti innevati dove cercavano di liberarsi le radici dal deposito freddo dei fiocchi accumulati; li ho sentiti nominare davanti al fuoco da boscaioli, pastori e carbonai.
Mi hanno parlato del Re Fajone, leggendario sovrano di Montedimezzo (Riserva MAB di Vastogirardi) il cui nome potrebbe derivare dai suoi problemi di gigantismo: sembrerebbe la traduzione dialettale di Il faggione ossia il faggio grande.
Io però non ci credo alle traduzioni, per me lui è il Re. E se in natura c’è un Re, egli avrà fatto pure delle leggi; e se queste leggi non venivano rispettate…ZAAAC!...pena capitale!!! In un’altra faggeta molisana, infatti, ci sono altri tre faggi giganteschi chiamati Tre Frati. Pare che questi giovanotti, secoli fa, furono scoperti a rubare del bestiame e vennero puniti con l’impiccagione. I tre faggi restarono lì a testimoniare che chi male si comporta finisce appeso alla corda. La mia domanda, a questo punto, è: chi riferì al Re Fajone dell'operato criminale dei Tre Frati?


Io lo so e non ce la faccio più a conservare questo segreto senza dirlo a nessuno: i faggi, ci guardano. Il loro sottobosco è pulito perché vogliono vederci bene. Sono alti e snelli in modo che i faggi più vicini ai percorsi non ostacolino la visuale a quelli posizionati nei posti del profondo bosco. Essi ci guardano perché hanno tanti occhi ciascuno, disposti in colonna sui tronchi oppure a spirale attorno a tutte le facce dei fusti.
I faggi hanno gli occhi spalancati con l’iride colore nocciola oppure verde bosco quando si lasciano sfumare da muschi e licheni. Guardano dall’alba al crepuscolo e, se nessun uomo passa, loro guardano gli animali, dal ragnetto al cervo.
Dunque, la verità è che furono i faggi a riferire al Re Fajone delle scorribande dei Tre Frati.
Per questo motivo io quando entro nella faggeta mi comporto bene: se prendo un bastone per la camminata glielo restituisco quando concludo l’escursione, faccio l’occhiolino o un cenno di mano ai faggi che mi guardano ed evito, se mi scappa, di farci la pipì vicino.

I raggi chiesero ai saggi:
“Tagliate qualcuno di quei faggi
Con tutto il sole di oggi
c’è l’ombra sugli animali selvaggi”.

Pozzo della neve, 23 settembre 2017

P.S.: la storia che mette in relazione il Re Fajone con i Tre Frati è una mia elaborazione fantasiosa. Nei fatti, anche il resto del racconto è imbottito di ricami immaginosi.


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