NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE

NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

La pietra - Dove li appendiamo i panni?


Nei meravigliosi borghi di Ripabottoni e Morrone del Sannio ho trovato un dettaglio che fino a questo momento non avevo mai visto. Si tratta di pietre forate e lavorate disposte, in sporgenza, ai lati delle finestre dei piani superiori. 

"Scusate, ma quelli che sono?"
"Chilli ‘lla? Allà c’attacavamo la capezza du ciuccio!"
"La sopra? Ma le corde degli animali non si legavano vicino alla porta?"
"Ma none…pure ‘mbaccia a la funestra!"
"...va be’..."

Io a questa versione non ci ho creduto neanche per un attimo ma il molisano, quando non sa una cosa, improvvisa e gli devi credere per forza sennò si offende. Dunque, ho finto stupore ed ho ringraziato per quell’informazione così precisa e illuminante. Cinquanta metri più avanti, però, ho chiesto nuovamente a un gruppo di nonne sedute davanti alla porta; più avanti, ancora, ho chiesto a un uomo che fumava; ho proseguito così per tutta la giornata.
Di versioni su queste pietre forate ne sono venute fuori a decine. Le più credibili raccontano che nei fori di quelle pietre fossero inseriti bastoni di legno o vi fossero annodate delle funi. I bastoni pare fungessero da supporto per appendere al sole i peperoncini o altri prodotti dei campi intrecciabili e bisognosi di caldo e luce.
Agli stessi bastoni venivano appese le coperte più pesanti, i materassi, i cuscini ma anche i panni più leggeri qualora non si avessero a disposizione funi o fili di ferro.
Le persone dai gusti più raffinati, magari anche più ricche, disponevano sugli anelli di pietra anche delle soglie per poggiarvi vasi coi fiori.


Per quello che ho potuto capire, a Ripabottoni s’erano sbizzarriti e molte famiglie s’erano fatte la lussuosa comodità dell’appendipanni in pietra. Sarà successo che un giovane bello di Ripabottoni si sia innamorato di una giovane bella di Morrone, l’abbia sposata e sia andato a vivere da lei. Orgoglioso degli scalpellini del suo paese, il ragazzotto avrà pensato bene di sfilare due mattoni dalle pareti accanto alla finestra per infilarci gli anelli in pietra portati in dote dal paese di fronte. Fu lì che la sposa appese le sue prime lenzuola coniugali. Da quel giorno anche a Morrone arrivò il progresso a sostegno delle massaie!
Scherzi a parte, dettagli costruttivi del genere – associati a portali ben lavorati e ad altre decorazioni di pregio – mi fanno pensare che questi due borghi non fossero poveri o, almeno, disponessero di squadre di abili scalpellini. C'è di più: probabilmente i meno abbienti di denaro pensarono di cavarsela con un po' di ingegno e la comodità se la fecero in ferro...che, alla faccia degli invidiosi, si vede pure di più!

Ripabottoni, 26 agosto 2017

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