NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE

NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

Ritratti - Il sarto del mantello a ruota

Premessa: in passato gli uomini utilizzavano un mantello invernale che sostituiva il cappotto. Questo capo di abbigliamento, se aperto completamente, aveva una forma circolare e per questo motivo veniva chiamato mantella a ruota oppure, a seconda delle varie località, prendeva anche altri nomi come tabarro, cappa e pastrano.


Mi viene il dubbio che l'Uomo Vitruviano sia stato inquadrato sulla carta per cucire il tabarro. E c'era un errore: la cappa, tagliata circolare, non copre allo stesso livello su tutti i lati. Per quanto il cerchio sia una forma perfetta, l'uomo deve inscriversi in una mantella ellittica per correggere i difetti di forma che dipendono dalle spalle e dal petto.


Per questo ci serviva un nuovo Leonardo: il da Vinci del taglio è Rolando D'Agnillo, sarto di Agnone tutto baffi, simpatia e disordine sul bancone!
Inciampò su un rotolo di stoffa pesante che stava per essere buttata e, dopo aver imprecato per lo sgambetto, decise che non ci sarebbe stata più una sola ‘Ndocciata senza le sue mantelle. Aprì la stoffa per terra, puntò un capo dello spago al centro del panno e, tenendo teso il cordino, tracciò un cerchio col sapone di Marsiglia definendo la traiettoria del taglio. A colpi di sforbiciate, a volte troppo dritte altre volte troppo curve, il pastrano aveva preso la sua forma. Si sa che un panno, seppure sagomato, non ha alcuna grazia senza il garbo scandito dal dentro-fuori dell’ago e del filo; dunque, Rolando imbastì a filo bianco e ripassò a filo nero il suo lavoro, portandolo a termine di mezzanotte in mezzanotte.
Mise il mantello sulle spalle e aprì la sua porta che affacciava direttamente su una ventosa sera di settembre: il suo tabarro volò via come un enorme pipistrello. 
Tornò nella bottega, tagliò una nuova mantella uguale alla precedente e vi cucì un solido gancetto a cui fissare una catenina di chiusura. Era una sera di ottobre ed aprì l’uscio preoccupandosi di non far volare via la sua ruota. Stavolta il vento lo colpì, come con un bastone, direttamente sul collo: non aveva mai pensato alla necessità di cucire un adeguato bavero. Ingabbiato nell’acciacco rimediato alla cervicale, se ne tornò dentro per provvedere: fece un collo di panno e lana. Uscì, nuovamente, a novembre: la mantella sventolava, il gancetto manteneva bene e il bavero era morbido e caldo! Rolando passeggiò per il paese e, quando era abbastanza lontano dalla sua sartoria, le sacche delle nuvole si strapparono e cadde tanta pioggia tutta insieme. Tra una goccia e l’altra passava meno di un centimetro! Ebbene, il tessuto della mantella si dimostrò più impermeabile dello stiglio! Lo stiglio, o mucchio di paglia che dir si voglia, aveva la caratteristica di far scivolare l’acqua piovana impedendo a questa di penetrare nel cuore di fieno e di far marcire l’alimento per il bestiame. La mantella di Rolando, invece, era così infeltrita che l’acqua non scivolava ma neanche penetrava: si fermava e faceva le “uccetelle” (le goccette)! Il vero problema era che passava ancora il freddo e così, la sera di una ‘Ndocciata qualsiasi, Rolando uscì con il pastrano armato di colletto, chiusura e controcappa (la calda fodera interna) utile a schermare il freddo dell’alto Molise. Nessuna scheggia e nessun lapillo intaccò la corazza resistente della mantella e cominciarono le richieste:

“Rolà, per l’anno che viene fammela pure a me!”

“Mezzanò, una di queste ce la voglio regalare a mio genero!”

e così via. Quest’anno Rolando, detto mezzanotte, ha cucito la mantella per il Vescovo!
La stoffa sulla quale inciampò è giunta agli ultimi giri del rotolo e Rolando conserva ancora l’etichetta “sciurita” (ammuffita) del prodotto che ha diverse decine di anni.


In conclusione, se volete un tabarro come si deve passate da Rolando D'Agnillo, detto Mezzanotte!

Agnone, 8 dicembre 2017

P.S.: Come sempre, vale la pena ricordare che il racconto è arricchito con spunti di fantasia. In questo caso si è cercata di descrivere la mantella e l’importanza delle sue singole componenti inventando le diverse peripezie di Rolando.
Alcune parole scritte in dialetto sono state riportate direttamente dalla chiacchierata con l’amico Rolando D’Agnillo.

: : : Mappa delle Narratografie e delle Poesie nascoste : : :