Ritratti - Il mio zampognaro
Tiro ancora un po’ per la mantella le feste natalizie, che se ne stanno andando, per dedicare un pensiero allo zampognaro che ogni anno viene a casa mia. Non la si scambi per vanità, ma il mio zampognaro è un suonatore preciso nelle note, appassionato alla sua missione musicale, cordiale nei modi e veramente affezionato a chi gli apre la porta. Tutti quelli che guardano dallo spioncino e fanno la scena muta fingendo di non essere in casa, non sanno cosa si perdono.
Il mio palazzo ha una struttura anni '50, nostalgica: ha solo tante scale - niente ascensore - e la mia porta è al quarto piano.
Quando ero bambino, così come succede adesso, gli zampognari entravano nel portone e suonavano con quell’arnese che mi metteva spavento perché era irruento e sanguigno. Quel suono possente mi prendeva per le costole e rimescolava il cuore con lo stomaco.
Qualcuno apriva la porta, il suono finiva e poi riprendeva sempre più forte, pianerottolo dopo pianerottolo. Quando sentivo il “Tu scendi dalle stelle” a pochi gradini dalla mia porta era veramente Natale. Non i regali, non i dolci, non il calendario dell’avvento: non era Natale se non sentivo la zampogna a casa mia e se non offrivo una noce allo zampognaro.
In tanti sono venuti a suonare alla mia porta, li ho accolti tutti ma ho imparato a riconoscere la figura del vero zampognaro. È quello che ricorda la casa che lo accoglie e si prende tutto il tempo che occorre per offrire alla famiglia il senso dell’attesa, il clima della gioia e l’augurio della serenità. Suona, cattura il silenzio e la meraviglia, incute timore sano nei bambini e rievoca ricordi negli anziani. E non si fionda subito sul bicchiere del vino ma, quando tutto il suo fiato ha interpretato le note otturate sui flauti, guarda il presepe, si toglie il cappello e pone omaggio e rispetto inchinandosi al Cristo. Be', il mio zampognaro fa così!
Abitando all'ultimo piano, quando lo zampognaro va via non ha più motivo di suonare perché tutte le porte hanno già vibrato. Resta solo un silenzio scarno nel quale le orecchie riascoltano le note intrappolate nei timpani e pronte per essere inghiottite dall'affamata anima natalizia.
Amici cari, aprite agli zampognari, non c’è motivo di avere paura. Date ai bambini una noce da regalare allo zampognaro quando avrà finito di suonare: un giorno parleranno ai loro figli di grossi omoni con cappello, mantella e uno strumento che suonava di Natale, di tratturo, di gregge e di fuoco. Aprite agli zampognari!
Campobasso, 4 gennaio 2018

