La pietra - La rampa di Sant'Angelo Limosano
Sopra la rampa la casa campa,
sotto la rampa la casa crepa,
e giù per il campo il bimbo la scampa.
Si può sorridere di uno scioglilingua e può essere patetico il gioco di chi prende una filastrocca e ne cambia due parole inventando qualche rima alternativa. Stavolta, però, non potevo farne a meno perché la storia fa drizzare i capelli. State a sentire, è tutto vero o, perlomeno, è la trascrizione letterale di una voce del borgo.
Cominciamo dall’inizio ‘chè il fatto va spiegato bene. Arrivò il colera, come una frana, è sotterrò le membra del popolo di Fajfoli. I superstiti, rinvigoriti dal succo di LIMOne e dall’aria SANA, attecchirono sui colli le loro nuove vite. Erano LIMO-SANI! Se cercate sulle enciclopedie, su wikipedia o altrove, non la trovate questa storia. La sanno solo gli abitanti dei borghi (Ripalimosani, Limosano e Sant’Agelo Limosano)…e io ci credo anche solo per il fatto che è una storia curiosa! Ma andiamo avanti.
A Sant’Angelo Limosano c’è un’opera di architettura e ingegneria che meriterebbe un risalto nazionale, almeno. Altrove la chiamerebbero “Le arcate trionfali” o, magari “La grande muraglia d’archi”. A Sant’Angelo la chiamano “La rampa”. Cioè, la chiamano per la funzione che ha, senza ostentare vanità. Loro lo sanno che è una meraviglia, dentro al torace battono pulsazioni di orgoglio, ma la chiamano per nome come tutte le altre cose: il cane, il tre ruote e la rampa.
Qualche anno antecedente la prima guerra mondiale, gente laboriosa e dotata di spiccato senso dell’arte, guastò la montagna vicina dalla sua forma stabile e ne prese un costato per generare nuova forma, come fece il Padre Eterno con l’uomo e la sua futura donna. Venne su una spina dorsale sinuosa, agile e garbata a contenimento di una morgia alta e minacciosa di venire giù.
La posa dell’ultima pietra, montata quando l’ultimo ciuffo del sole sventolava dietro le montagne d’orizzonte, chiuse il manufatto e prese gli applausi per sé, per le altre pietre e per la squadra di costruttori e progettisti.
Il vino migliore accompagnò pani e salsicce e liberò il buon umore tra balli, goliardia e fioriture d’amore. La notte fonda nascose le arcate della rampa e spense le candele nelle case.
Tutti dormivano. L’ultima pietra posata scivolò via e con questa partì la seconda, poi un gruppetto di altre pietre e poi una valanga di enormi acini di roccia. Insomma, tutto un fianco cadde come un tuono addosso al villaggio travolgendo, più di tutte, una casa. L’onda indomabile strappò le pareti da sotto al tetto e portò via i letti come il mare fa con le barche. Fortuna volle che tre lettini riuscirono a galleggiare portando in salvo tre bambini.
Si applaudì, nuovamente in quel giorno, per il miracolo dei bambini. Dell’ultima pietra, quella vanitosa e mal messa, non se ne seppe più nulla; sparì nel mucchio e forse divenne breccia perché, cadendo per prima, ebbe addosso tutta la violenza delle sue compagne.
Sant’Angelo Limosano, 21 gennaio 2018
Preciso, come sempre, sennò si diffondono notizie false: la pagina che avete letto racconta una storia vera arricchita di spunti di fantasia personali. Dunque, si tratta di un racconto romanzato di episodi realmente accaduti. Alla prossima!

