NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE

NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

Giuseppe, il ribelle generoso


Con i trucioli sul vestito e le mani rozze e graffiate, Giuseppe, uomo di bottega, non trovò tanta popolarità nel panorama religioso. Dovette inventarsi tutto un percorso popolare per farsi ricordare.
Cominciò con il primo sindacato, istituendo il riposo della festa dei lavoratori. Il popolo approvò la sua iniziativa ma, in una sola giornata, le porte delle botteghe furono chiuse ai disertori del lavoro, tanti piatti si svuotarono e la miseria prese residenza in molte case.
Sentita la responsabilità dell’accaduto, Giuseppe rimediò in falegnameria tutto l’occorrente per allestire, nel vicolo, una lunga tavolata per offrire da mangiare e sperare nel perdono. Versò nelle anfore di creta tutto quello che aveva, unendo i legumi trovati nei sacchi. Recuperò un poco di pesce, qualche frutto e verdura di campo. Di pane ne aveva a volontà e così un po’ lo spezzò per distribuirlo e un altro po’ lo frantumò per tostarlo e farlo croccante, a sfizio, per mescolarlo nei piatti.
Avviata la cucina, prese a bussare porta per porta. La gente non gli apriva perché lo considerava un ribelle e sfaticato…uno a cui non bastava il sabato per riposarsi, voleva pure il primo maggio! Giuseppe, senza perdersi d’animo, continuava a bussare e a lasciare dei tozzi di pane a chi non avrebbe accettato l’invito.


Intanto, i legumi bollivano lentamente ma il tempo per radunare commensali diventava sempre più corto e fino a quel momento Giuseppe era rimasto solo. Un bambino, disoccupato per via dell’età e non per colpa del sindacato, trascinò i nonni a seguire Giuseppe il quale gli promise un posto di privilegio per la fiducia e il perdono accordato. Pian piano, si aggiunsero gli uomini che avevano creduto nel sindacato e a loro seguirono le casalinghe infervorate.
Quando l’ora di mezzogiorno si riconosceva dalle ombre nascoste sotto i sandali, Giuseppe e i suoi invitati andarono a prendere posto per condividere il pranzo. Il bambino e i nonni furono fatti sedere dentro la saletta del pranzo, la più importante della casa e a loro, Giuseppe, portava e riservava il primo piatto di ogni portata. Gli altri erano tutti fuori, il tempo, tra l’altro, era buono! La tavolata era così lunga che solo una metà dei posti erano riempiti. Si sparse voce e la gente fingeva di passare lì per caso. Giuseppe metteva il piatto anche nei posti vuoti e così, senza chiedere permesso, il banchetto fu aperto a tutti. L’uomo della rivoluzione, non negò un posto in panca a nessuno. Dio lo scelse per questa sua generosità e, qualche tempo dopo, gli face conoscere Maria. La storia, poi, la sappiamo tutti...
Quello che non tutti sanno, invece, è il percorso che il buon Giuseppe fece quando le Scritture della Salvezza furono compiute. Egli venne a vivere in Molise, posto di contadini, pastori e artigiani che non sapevano, ancora, neanche a Chi credere. Credevano al giorno, per la fatica, e alla notte, per la tregua.
Lui, padre ormai senza Figlio, raccolse la solidarietà delle donne di Guardialfiera che, commosse dalla sua storia, lavorarono per settimane, giorno e notte, per riproporre il banchetto di Nazaret, il Banchetto del buon Giuseppe.

* * *



Per anni ho girato per le case non solo di Guardialfiera, ma anche di tanti altri paesi del Molise. Il Convitto di san Giuseppe è una istituzione di generosità, senza fine:

Perché avevo fame e voi mi avete dato da mangiare,
avevo sete e mi avete dato dellʼacqua,
ero straniero e mi avete ospitato nella vostra casa.

Il racconto, per quanto fantasioso nella descrizione di san Giuseppe e dello svolgersi degli eventi, riassume la maniera in cui la tradizione viene proposta anche ai giorni nostri, a Guardialfiera. Le case che praticano la devozione al santo, hanno ancora due stanze: la prima dove, in silenzio, vi sono un bambino e due adulti che raffigurano la Sacra famiglia; la seconda dedicata a tutti gli altri commensali.
Le portate sono 13, tutte a base di legumi, verdure, pesce, lumache. Chiunque, dal povero al ricco, dal paesano al forestiero, dal devoto al non credente, può entrare in casa ed essere servito. Non si è persa la devozione dei pani che, una volta benedetti, vengono donati alle famiglie.

18 marzo 2018

: : : Mappa delle Narratografie e delle Poesie nascoste : : :