Quando un bambino ti spiega una mostra...
Il mondo gira lento e se non ve ne siete mai accorti è perché non avete mai provato a fare una giravolta su voi stessi impiegando un giorno…e non avete mai provato a girare intorno a un lampione impiegando un anno.
Il mondo, ve lo ridico, gira lento. Molto più lento di una lavatrice. Ci dà tutto il tempo necessario – e anche di più – per aprire le tasche, le borse, gli zaini e le valige dell’animo e riempirli di meraviglia al plurale (se avessi scritto meraviglie ci si sarebbe confusi con furti di cose meravigliose…invece io intendo lo stupore)! E perché non lo facciamo? Non lo facciamo perché noi, abitanti del mondo, giriamo veloci. Tanto rapidi che le nostre ciglia sono così belle che non perdiamo un attimo solo, dinanzi allo specchio, a guardarne la curva di ogni filo: battiamo le palpebre e andiamo via. Andiamo così veloci che il mondo cerca di darci una possibilità in più, un altro giro su se stesso e un altro giro intorno al sole. Ma niente. Corriamo!
Un bosco può rallentarci il ritmo; la montagna può fare lo stesso e, ugualmente, può fare il mare. Ma l’uomo veloce se l’è inventati dei luoghi alternativi, artificiali: sono gli spazi dell’arte e della cultura. Anche lì si può passare veloci, pur non volendo, e allora bisogna ricorrere a strategie alternative: ho scoperto che visitare una mostra in compagnia di un bambino è la maniera migliore per cambiare ritmo e capire, tutto, meglio.
Partiamo con una cosa che dicono tutti così ci togliamo il pensiero: i bambini osservano con sguardi incontaminati ma, comunque, a loro modo critici. Dinanzi a una foto in bianco e nero capiscono prima cosa succede perché non si aspettano il riproporsi di nulla di tutto ciò che non hanno ancora potuto vedere. “Guarda lì…!” “Guarda qui…!” e passano veloci se un’opera è troppo “culturale” e passano lenti se colgono emozioni autentiche. E tanto guardano con gli occhi e tanto ti tirano la mano: una volta per passare oltre e una volta per farti rimanere.
Gli occhi dei bambini vedono le storie in sintesi, conoscono pochi aggettivi ma li utilizzano in maniera assoluta, senza mezzi termini. Se stringono amicizia con l’autore, pur non stringendogli la mano, ne riconoscono le regole del suo gioco e si arrabbiano dove lo stesso autore esce un po’ fuori dal seminato!
Si, ma noi adulti allora? Eh, noi adulti dovremmo andare a vedere le mostre con i bambini perché, quando loro ci fanno delle domande per capirne di più, capita che ci smascherano e dobbiamo impegnarci proprio per dare delle risposte. Una mostra, una di quelle fatte bene, dà tante risposte ma soltanto se la si guarda con delle domande. E noi adulti non sempre siamo in grado di fare le domande giuste!
Direi che posso chiudere qui ma un esercizio ve lo propongo e poi mi direte com’è andata: “procuratevi” un bambino, e portatelo a una mostra, a una vivace però! Vi assicuro che ne uscirete persone migliori, pronte a riprendere la vostra corsa sopra al mondo ma con un passo più rilassato!
Campobasso, 26 marzo 2018
P.s.: Se non fossi andato a vedere la mostra di Luca Nizzoli Toetti (organizzata dall'associazione fotografica Vivian Meier) in compagnia di un mio carissimo amico di soli sei anni, non avrei saputo apprezzare, fino in fondo, il meraviglioso gioco artistico dell’autore…e, stavolta, il racconto del vostro Narratografo, non ha fatto ricorso a nessun gioco di fantasia, parola mia!
Ah...andate a vedere la mostra!!!
