La casella
Non dovevi, non dovevi ribellarti…e adesso, cosa farai?
Farò che me ne tornerò a casa, lo prenderà qualcun altro il
posto mio. Rispetterò il grano. Passerò tra una fila e l’altra senza calpestare
un solo germoglio, anche se dal raccolto non prenderò neppure un pugno di
farina. E lo sai, tu lo sai che una spiga contiene un chicco per ogni mano
passata sulla fronte per asciugare il sudore. Quanto sudore ci sta sopra questo
campo? Io questa terra qua la odio. Non ce n’è di poesia nella zappa: quale
emozione possono dare questi calli che se accarezzo mia figlia, io, non sento
niente e lei, al più, si sente graffiare? Dove sarà la poesia quando tornerò a
casa, stupido ribelle, riportando solo la puzza nei panni e la barba che strappa?
Lei non dirà nulla.
Poggia tu la tua giacca, la tua bisaccia, il tuo bicchiere…il
tuo coltello, nella mia casella. Non so di chi fosse prima di me, io arrivai
alla fine dell’inverno ed eravamo tutti nuovi, con i nomi storpiati dalle
pronunce dialettali. E ci siamo rispettati o forse abbiamo evitato di colpirci per
paura della forza bruta…o solo per debolezza.
Ti ci metto il segno sulla casella, Renà, resterà vuota,
resterà la tua.
Ci vediamo in paese al santo di agosto.
Lago di Occhito, 8 aprile 2018


