NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE

NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

La casella



Non dovevi, non dovevi ribellarti…e adesso, cosa farai?
Farò che me ne tornerò a casa, lo prenderà qualcun altro il posto mio. Rispetterò il grano. Passerò tra una fila e l’altra senza calpestare un solo germoglio, anche se dal raccolto non prenderò neppure un pugno di farina. E lo sai, tu lo sai che una spiga contiene un chicco per ogni mano passata sulla fronte per asciugare il sudore. Quanto sudore ci sta sopra questo campo? Io questa terra qua la odio. Non ce n’è di poesia nella zappa: quale emozione possono dare questi calli che se accarezzo mia figlia, io, non sento niente e lei, al più, si sente graffiare? Dove sarà la poesia quando tornerò a casa, stupido ribelle, riportando solo la puzza nei panni e la barba che strappa? Lei non dirà nulla.


Poggia tu la tua giacca, la tua bisaccia, il tuo bicchiere…il tuo coltello, nella mia casella. Non so di chi fosse prima di me, io arrivai alla fine dell’inverno ed eravamo tutti nuovi, con i nomi storpiati dalle pronunce dialettali. E ci siamo rispettati o forse abbiamo evitato di colpirci per paura della forza bruta…o solo per debolezza.


Ti ci metto il segno sulla casella, Renà, resterà vuota, resterà la tua.
Ci vediamo in paese al santo di agosto.

Lago di Occhito, 8 aprile 2018

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