L'ACQUA - Un paese senza contatori
Tutto si potrebbe contare per dare cifre sicure agli statistici che devono incrociare le ragioni e gli effetti. Dovremmo mettere in pausa e farci aiutare da Dio per computare ogni particella di ogni elemento, di ogni forma, di ogni complesso, di ogni universo, di ogni immaginazione. Scopriremo che, col bimbo che sta per nascere tra un secondo, toccheremo la soglia dei 110 miliardi di esseri umani mai esistiti! Potremmo scoprire quanti fulmini sono caduti e quante foglie sono spuntate. Tutte informazioni belle a sapersi ma che perdono attendibilità appena si riavvia la macchina della vita.
L’acqua! Si potrebbe fare una statistica sull’acqua. Saperne l’esatto volume nei tre stati, contarne le bolle, le onde, i mulinelli. Addirittura, potremmo quantificare il numero di gocce di pioggia piovute! Al gruppo dei romantici concediamo questo conteggio con un margine di errore infinito, tanto chi se ne importa?! Agli esattori, meno poetici, lasciamo le valutazioni sui flussi d’acqua che fluiscono dai nostri rubinetti passando per i contatori meccanici, responsabili di bollette salate sulle dolci acque correnti.
E tutta l’Italia - capillarizzata di fiumi, torrenti e valloni che tengono alto il livello del mare - è invasa da contatori aggrappati ai tubi delle case. Tutta l’Italia, tranne un posto: Civitanova del Sannio!
Cosa? Cioè, non hanno…
Aspettate, fatemi capire:
a Civitanova del Sannio non ci sono contatori?
Bevete un sorso d’acqua e state a sentire, cari contribuenti. A Civitanova, l’acqua del fiume Pincio squarcia il borgo come i Tagli di Fontana. Se lo spacco dell’artista sulla tela rompeva una volta per tutte il silenzio, l’operato del Pincio è divenuto perenne assillando, con scorrere musicale, le vite di tutte quelle generazioni capaci di anticipare i tempi e di raddoppiare o triplicare il concetto di Fontana...in fontane!
L’acqua del Pincio è stimolo, senza tregua, dell’incontinente montagna e segue la via più consolidata fatta di pietre lisce e argini a scaloni. Il cervo ci beve, la volpe si sciacqua, la rana ci nuota e l’uomo…eh, l’uomo di Civitanova è figlio del Pincio. Qualcuno nacque in quel fiume, piangendo per l’acqua gelida e rapida che si occupava di dargli i primi schiaffoni; altri, nati dentro le case, andavano a giocare schizzando con i piedi, dalla primavera più calda all'autunno meno rigido.
Dal fiume, senza la possibilità di controllarne il pascolo, le trote andavano a schiantarsi sulle barriere di canne e donavano sostentamento a chi pativa la fame. Le mucche, le pecore e i cani da pastore: pure loro, con la lingua a mestolo, si dissetavano col capo poggiato alla pietra degli abbeveratoi accostati al fiume.
L’acqua inesauribile del Pincio ha gelato le tine, inzuppato i vestiti, curato i feriti. Addirittura è divenuta fluido per impastare il pane e le malte da costruzione. Le case, dunque, sono fatte di Pincio. E pure i pinci, tegole di creta, sono fatte di Pincio!
Embè, volevano mettere pure i contatori???
È come se voi esattori aveste detto “Vi vogliamo contare il sangue”, voi che pensate di poter spartire la natura tramite confini e frazionamenti. Ma non ne sapete nulla della montagna generosa e del fondo impermeabile.
Non l’avete visto di che nelle case di Civitanova
non ce ne sono di nicchie per metterci i contatori?
Quello che la neve precipita sui monti è della terra e di chi la zappa, del fiume e di chi lo pesca. È solo che il popolo, anziché mettersi a bocca aperta in mezzo alla bufera ad ingurgitare fiocchi, affida al fiume la riserva per ogni stagione.
Al massimo vi paghiamo i tubi,
che quelli li avete dovuti comprare e montare.
E così, a Civitanova del Sannio, il contributo allo Stato è forfettario e annuale. In fondo, avvitare i contatori a tutte quelle case affacciate sul fiume sarebbe come otturare il Pincio...o ricucire un Taglio di Fontana.
Civitanova del Sannio, 23 aprile 2018


