NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE

NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

Castelpetroso, borgo dei fiori


Dire che veniva da lontano è affascinante, ma non è così: veniva dalla pianura, però veniva a piedi e portava un cesto che poteva contenere due ruote di pane. Lui, però, ci teneva tanti fazzoletti di stoffa chiusi a sacchetto e coperti da un telo senape. Veniva a fare fiera ogni mese di agosto, per la festa della Madonna.
“Questo è l’ultimo anno che porto la merce
perché il popolo non compra.”
Così disse al marchese De Rossi che, pure lui, passava sempre indifferente davanti alla bancarella del tizio di pianura:“Ma tu che vendi? Che porti in quei fazzoletti?”
Sciolse lo spago e mostrò al marchese la sua merce nel palmo della mano: “Semi, sono semi per i fiori. Ma la terra vostra è fatta di pietre grigie e cupe come quelle del vostro castello. Castello pietroso vi chiamate e così siete. Alla fiera dell’anno venturo mi fermo a Pettoranello!”
“Compro tutto il cesto, mercante lamentoso. Ma bada bene: se nulla sboccerà, la fiera prossima troverai chiusa la porta del borgo.”
Riempiendo di solo orgoglio le tasche, il mercante sfidò il sovrano: “Prendete pure tutto senza contraccambio di monete. Tornerò alla prossima festa e se i semi saranno fioriti pagherete al doppio quelli di quest’anno e comprerete quelli per l’anno successivo. Se dalla terra spunteranno solo ceppi, invece, nulla mi sarà dovuto.” Continuando: “Per ogni sacchetto troverete il nome di ogni fiore e le note per ciascuna coltivazione.” Riprese cesto e telo e ripartì per la pianura.
Il marchese tornò al suo castello e chiamò a se il cartografo: “La pietra grigia del nostro monte toglie il colore al castello, alla borgata e al nostro monte. Vorrei che sulle mappe fosse subito cambiato il nome di Castello Pietroso”.
“Signore, ciascuna nomenclatura è incisa con l’inchiostro più nero. E mille e mille carte riportano il nostro nome. Non vi posso accontentare. Se proprio questo monte vi pare poco vivace, potremmo dare nomi nuovi ai vichi sulle planimetrie e sulle facciate. Al massimo cambierà qualche numero civico...”


In effetti la soluzione, seppure solo in parte, poteva essere buona e così fu chiamato il giardiniere: “In questi sacchetti ci sono semi per fiori. Abbastanza numerosi da guarnire tutte le finestre e le fioriere. I fiori pregiati saranno più vicini al castello e, via via, fino alla campagna, nessuno dovrà restarne senza. Comunicherai al cartografo il nome del fiore che abbellirà ciascuna rua in modo che lui possa nominare i vichi.” Consegnò al giardiniere tutti i sacchetti, meno uno, e convocò a se il fabbro: “Sul mio portone voglio che resti traccia del Marchese-Girasole, il sovrano che porterà il colore e il profumo dei fiori a Castello Pietroso.”


Il terreno migliore fu scaricato, a montagne, nella piazza; la luna dettò il tempo adatto per la semina; una nuova mappa sostituì le scartoffie degli antenati; dalla bottega vennero fuori il nuovo portale e le tinte con cui spennellare i nomi dei nuovi vichi sulle case.
L’inverno, indifferente a questi sforzi, demoralizzò il sovrano abituato ad avere tutto in fretta. La tarda primavera di montagna regalò i suoi fiori pian piano e, fino all'estate, si aprirono tutte le corolle.


Alla festa della Madonna il paese era un mosaico di colori! Il mercante tornò e sorrise quando gli furono spalancate le porte del borgo. Ricevette il compenso pattuito e lasciò un nuovo carico di semi. Tornò ancora l’anno successivo e quello dopo. Quando la storia del paese fu finalmente riscritta, il banditore fu mandato in pubblica piazza:
“Annuncio del Marchese De Rossi
per tutti i giovani in età da matrimonio:
è fatto obbligo, per lo sposo e per la sposa,
di portare all’altare, oltre l’anello,
ciascuno il seme del fiore che nomina il proprio vico
da piantare, dopo la cerimonia nuziale,
nelle aiuole del Parco!
Si ricorda alla cittadinanza
che la mancata cura e i danni ai fiori
saranno severamente puniti!”
E, calpestando sbadatamente un fiore di camomilla spuntato nel lastricato della piazza, il banditore rischiò di traslocare all’altra parte del paese, in vico...Crisantemo!
Castelpetroso, 18 agosto 2018

La toponomastica del paese di Castelpetroso è realmente riferita ai fiori per volere del Marchese De Rossi che volle farsi ricordare come figura antropomorfa metà uomo e metà girasole. La storia del mercante e degli sposalizi, invece, è frutto della mia fantasia.

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