NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE

NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

Ritratti - Gino e il suo gatto di specchio


Banale la luna nel pozzo; perchè non cercare il cielo nei solchi di terra affogati dalla pioggia e poi abbassarsi con gli occhi quasi a terra per scorgere anche il riflesso delle montagne? L’acqua stagnante è un quadro impressionista se il vento le da una scossa ed è una fotografia a colori quando l’aria è ferma. La natura non pensa, è meravigliosa perché è conseguenza di se stessa. L'opera dell'uomo, invece, è un'affannosa rincorsa a capire, raggiungere o superare - raramente con successo - l'arte dell'universo.
Uno specchio, per esempio, è una copia  riuscita di quel riflesso d'acqua che evolve in nuvola o ristagna in qualche conca. Tuttavia uno specchio è un eco senz’anima che concede solo a chi ha immaginazione di emozionarsi e, perché no, di far emozionare. Il tempo, per esempio, è il più creativo tra coloro che lavorano sugli specchi: li deforma, li contamina di lentiggini arrugginite, li graffia, li avvolge in ragnatele. A volte li rompe, anche in quelle case abbandonate dove non c’è più nessuno a cui appioppare un po’ di sfortuna!
Il tempo è un maestro che si può seguire in qualsiasi momento, anche a partire da ora, prova! Si può prendere spunto dalle sue ritrovate e Gino lo sa! Ha le ossa e i muscoli che non sono più quelli di un giovanotto ma guida un paio di pupille che scattano e vibrano come quelle di un bambino. Andare a cercare riflessi nei solchi di terra non può essere più il suo passatempo preferito e allora sta seduto. Ha la sedia in un angolo di una stanza che affaccia sulla strada. Se non hai la mente sveglia non ti accorgi di lui perché la sua immagine va ricostruita e sintetizzata: sono gli specchi appesi alle sue pareti a testimoniare la sua presenza. Da quegli stessi specchi lui controlla il tempo che passa e gli scenari di vita che si aggiornano in continuazione. Nei suoi specchi passano persone frenetiche, piccioni invadenti, cortei religiosi. Lui osserva e taglia un suo universo che vive di storie riflesse. Ha un gatto a specchio, per esempio, che non ha bisogno di latte e gomitoli di lana e prende il fresco sotto il tavolo. La bestiola attiva gli impulsi iracondi di un cane che, passando tutti i giorni, vede se stesso nel corpo di un gatto...e abbaia. Abbaia come se fosse la prima volta. Abbaia perché è fesso, a differenza del gatto di specchio che non fa una piega!


E se pure il cane volesse aggredirlo, c'è uno schieramento di guerrieri Maya disposto con sguardo vigile e temibile. Il capo, neanche a dirlo, è Gino a cui basta sfilare dal chiodo la maschera da battaglia per entrare in un nuovo mondo fantastico. A lui basta una taglierina perpendicolare nel pugno e un bel pacco di lucidi pannelli di specchi da comprare entro il venerdì sera per non rimanere sterile durante i fine settimana, quando i negozi sono chiusi.
Tra il mento e il cuore porta il riflesso in una stella che gli buca il petto e cattura l’anima delle persone che gli parlano. Qualcuna di loro è entrata in bottega per comprare un pezzo del suo mondo:

“Io non vendo niente!”, dice.

“...Pensi di portare tutto a quell’altro mondo?”, gli rispondono.

“...e che faccio? A quell’altro mondo ci porto i soldi?”, ribadisce.

E così resta tutto lì. Negli specchi di Gino, non tutti possono vederlo, c’è già il riflesso di un mondo migliore. Forse guardando in profondità, nella stella che porta in petto...


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