Ritratti di pietra - Un nodo al fazzoletto
Ma come sono lisci i gradoni di zia Maria:
“Zia Marì, ma ci passate la cera?”
Pure i gatti, come stanno le cose, evitano di salirli per andare a pisciare sulla porta della signora che, addirittura, non ha bisogno di schierare bottiglie di plastica all’impiedi, come alfieri. Davvero: si scivola troppo e non c’è neanche la ringhiera se uno vuole aggrapparsi. Io tenevo un piede sul primo gradino e mi scivolava la suola mentre lei ascoltava da quello più in alto:
“Zia Marì, ma voi vi state attenta a scendere e a salire?”
Forme ansiose di chi non è del posto e non sa che su quei gradini ci sono passate persone di uno e due e tre secoli fa. Zampitti, zoccoli, scarponi e piedi scalzi camminavano e correvano per andare in campagna e per andare a prendere l’acqua:
“La funtana nen jeva troppe luntane: ‘na mez’ora a piere!”
(La fontana non era così lontana: mezz’ora di cammino!)
Ma come la misura la fatica zia Maria? Mezz’ora di cammino dalla fonte alla casa, in salita, con una tina da 15 litri in testa. Tutto questo, la sera. Dopo il lavoro giornaliero massacrante della terra. L’acqua la usavano solo la sera per bere e cucinare qualcosa perché:
“La faccia ce la sciacquavame la matina rende a la terra!”
(Davamo una sciacquata al viso la mattina, direttamente nella terra!)
Igiene? Il giusto, senza strafare.
“Zia Marì, ma voi dove siete andata a quest’ora?”
…e quante domande, santa miseria:
“So’ jute a iettà u sicchie ‘enta a ru puzze!
A la casa ce manca ru cesse!”
(Sono andata a svuotare il secchio con le urine nel pozzetto della fognatura!
A casa non ho gabinetto)
Ce l’avrebbe anche avuto se il marito non fosse morto prima di cominciare i lavori. Così come non ha il telefono perché, sempre il marito, non ha fatto in tempo a passare il filo. Non ha manco la radio perché zia Maria aveva il permesso del marito di andare alla messa quindi la voce del Signore arrivava senza antenna.
I diritti della donna? Col benestare del signore sulla terra e del Signore che sta in cielo.
Se la memoria è buona e la mente sa far di conto, non è un grosso sforzo quantificare le ricchezze di zia Maria: possiede tre gradini lisci, un grosso portone e un tetto. Che altro più?
“Sorema ha avute la terra e je aia avute lu liette …nu poche appedune!”
La sorella ha ereditato la possibilità di un raccolto; era la terra di uno zio comprata suonando la fisarmonica in compagnia di un pappagallo. Zia Maria, ha avuto “Il letto!”, la sicurezza del giaciglio. E pure una credenza senza volti:
“Zì Marì, ma voi non ce l’avete una foto? Ve la faccio io?”
Maria non avrebbe voluto farsi fotografare pensando di essere brutta e vecchia:
“Nen tenghe manche le capille accungiate!
Prima me faceva lu tuppe, po’ me so spusata e me so tagliate le capille.
Quande me so spusata teneva la permanente!”.
(Non ho i capelli pettinati!
Prima li portavo lunghi e raccolti ma dopo il matrimonio li ho tagliati.
Il giorno che mi sono sposata avevo la permanente.)
Insomma, la foto gliel’ho fatta e dovrei portargliela a casa così la mette nella credenza…sempre che non sia andata a prendere l’acqua o a sentire la messa.
Le scale di zia Maria, 29 luglio 2019


