NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE

NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

Le calende di santa Lucia

Ci penso sempre, in questi giorni dell’anno, a Cola naso viola e alla coperta massiccia che si portava appresso. Non era uno troppo normale ma neanche dava fastidio e dal giorno di santa Lucia si allontanava come fanno i cani maschi quando cercano l’amore. Cola naso viola, però, se ne andava per parlare con il cielo di dicembre.


Nessuno glielo chiedeva, nessuno lo obbligava ad andare ma il giorno stesso che tornava gli offrivano delle bevute di vino che gli facevano le guance rosse...in perfetto abbinamento al nasone viola! Gli offrivano da bere perché volevano sapere cosa aveva visto in montagna pur facendo la parte di chi non credeva a neanche mezza parola di quelle di Cola, mentre invece...
“Cò, porta neve e porta grano
l’anno nuovo nel mio campo?”
E Cola sulla mano, sottovoce, si faceva il conto:
“Il pollice non vale,
L’indice è la primavera,
il medio fa l’estate,
l’anello attorno al dito è santa Lucia,
e il mignolo è l’inverno.”
E guardandosi il palmo, dito per dito, dalla falange di sopra fino a quella di sotto, chiamava:
“Aprile-maggio-giugno.
Luglio-agosto-settembre.
Ottobre-novembre-dicembre.
Gennaio-febbraio-marzo”
Ogni volta lui doveva raccontare che sopra a una montagna aveva un capanno di pietra che gliel’aveva suggerito una pecora solitaria in fuga dal gregge e dai lupi. Quindi era un posto sicuro e messo così in alto che il cielo si vedeva tutto attorno. A santa Lucia, saliva e accendeva un fuoco per fare un po’ di scorta di carbone. Per gli altri undici giorni, che facesse freddo o meno, il fuoco non lo accendeva più per non diluire fumi grigi nel cielo.
Dal tredici del mese in poi guardava l’andare delle nuvole, l’avvicendarsi del sole e della pioggia o l’eventuale depositarsi della neve. Per un cielo sereno la falange restava pulita. Viceversa, per il mal tempo Cola prendeva il carbone e si colorava la falange. Al pomeriggio faceva lo stesso, colorando o lasciando pulita la stessa falange sulla mano opposta. Quindi la prima mano raccontava del tempo fino a mezzodì mentre la seconda mano andava dal mezzodì al tramonto. Il giorno successivo scendeva di una falange e registrava, su una mano e sull’altra. Il giorno dopo ancora e tutti quelli a seguire continuava il suo lavoro. Il 25 dicembre scendeva in paese, ringraziava santa Lucia per il dono della vista, augurava il buon Natale a tutti e dinanzi alla taverna gli chiedevano:
“Devo rifare il tetto alla casa:
a marzo, negli ultimi quindici giorni mica piove?”
Cola iniziava a contare: per la primavera guardava l’indice e per la seconda quindicina doveva chiedere alla mano destra. Marzo era segnato sulla prima falange sopra sopra:
“Biagio, la falange è nera. Il tetto fallo ad aprile!”
Il sindaco si informava su come sarebbe stato il cielo di fine agosto per la banda e lo sparo del santo patrono:
“Fine agosto porta sereno!”
Gli chiedevano dell’autunno:
“Quando posso andare per boschi a tirare giù legna asciutta?”
Rispondeva:
“Settembre, prima e seconda quindicina, sarà di sole”
Lo trattenevano così tanto che manco pietà del sonno avevano. E lui rispondeva a tutti, anche alla signora che:
“Mia figlia vuole sposarsi nel mese di luglio...”
E alla terza falange di entrambe le mani, il colore era nero:
“Signò, pioverà...
...ma un matrimonio bagnato è un matrimonio fortunato.
Fateli sposare!”
Le richieste sul tempo previsto per i giorni del raccolto erano le più insistenti e quando le profezie erano poco piacevoli, Cola veniva anche insultato e rimaneva a bocca asciutta!
Alla fine della fiera le sue mani erano sporche di tutto quel carbone che s’era ficcato anche nelle impronte digitali delle falangi pulite.
Ci penso sempre, in questi giorni dell’anno, a Cola naso viola e da oggi prenderò nota del tempo tra il 13 e il 24 di dicembre, segnando il tempo della mattina e quello del pomeriggio per ipotizzare come saranno le prime due settimane e le ultime due settimane di ciascun mese. Nel prossimo 2020 vedrò se le teorie di Cola sono attuabili anche oggi o se l’inquinamento le ha totalmente stravolte.

Vinchiaturo, 13 dicembre 2019


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