NARRATOGRAFO, L'ARTE DEL RACCONTO D'AUTORE

NARRATOGRAFO, L'ARTE DEL RACCONTO D'AUTORE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

I mesi con la "R"

La nonna aspetta.
Abita da sempre in quel paesino di case che erano vecchie quando è nata e sono vecchie pure da quando hanno le porte di alluminio chiuse senza giri di serratura e con le chiavi appese di fuori per tutto il giorno.
Neanche più di notte si chiude la porta da dentro perché non escono neppure i ladri.


La nonna aspetta perché il suo salone col camino, praticamente, era una piazza: chi si trovava, girava la chiave ed entrava.
Certe volte c'erano talmente tante altre nonnine e ziette che non bastavano le sedie:

"Meh, je rivienghe chiù tarde!"

(Dai, io ritorno più tardi)

Quindi la nonna aspetta e se il vento muove le chiavi o la tenda di fuori, la nonna si gira e quasi sorride perché pare stia per entrare qualcuno:

"...ma se je ve diche 'ntrate
pecchè po' 'n aentra nicsciune?!"

(...ma se io vi invito a enrare
perchè poi non entra nessuno?!)

parla tra sé e se con ironia!

Poi scuote la testa e rimette assieme i concetti della medicina contadina ribadendoli, ad alta voce, a quelli del telegiornale che parlano senza aver capito:

"Eva bell ru sole a dicembre, a febbraje, a marze e aprile???
... i misce ca R puortene nu sole 'mmalamente!
E z' hanne acchiappate a pulmunite!
V'eta ammantaaaa-à"

(Era bello il sole a dicembre, febbraio, marzo e aprile???
...i mesi con la R portano un sole ingannevole!
E così avete contratto la polmonite!
Vi dovete coprire!!!)

Nessuno l'ascolta e lei aspetta preoccupata:
"Oh, Ddjè,
e quanne v'aresanate?"

(Dio mio,
quando guarirete?)

La nonna chiede pure ai nipoti che, per telefono, non danno troppe spiegazioni e ridono alle teorie della scienza antica. Dicono solo

"No', 'u virus è pericoloso...
tu n'ada 'scí!
Manche ammantata!
Qua n'è 'rrobba d' aprile cu la RRR"

(Nonna, il virus è pericloso...
non devi uscire!
Neanche se ti copri!
Qui la questione non dipende dal mese di aprile con la R)

E la nonna non esce.
Manco alla finestra si affaccia perché non vale la pena di farsi vedere dietro i vetri da questo demone che porta la morte.
Alla messa? no;
alla spesa? no;
alla terra? no;
dalla figlia? no.
"Mo, a toje a pensione 'na Posta
aja vedè com c'eja 'i!"

(Ora, per ritirare la pensione alle Poste
devo vedere come posso andarci)

La nonna è sola quindi se le chiedi come sta, lei non lo sa perché gli acciacchi sono sempre quelli ma sono i pettegolezzi che le mancano, non è più aggiornata!


A novant'anni compiuti, con la sua mente lucida, rinnega le restrizioni alla libertà, esce in piazza e mette in rivoluzione gli anziani della classe sua, tutti rintanati dentro le case:

"Ecche è capace che pe campá cacch' misce re cchiú,
ce fanne sta na casa fine a l'anne che vè!
Quante ema campá ancora?!
...capace ca ce mereme senza uardá 'u sole.
Já! Jammicinne tutte' n campagne ca u tiempe è buone!
Ma ammantteve, ca aprile tè la RRR!"

(Qui succederà che per sopravvivere qualche mese in più,
ci costringono a stare a casa fino al prossimo anno!
Quanto ci resta ancora da vivere?
...moriremo senza guardare il sole.
Forza! Andiamocene tutti in campagna, il tempo è buono!
Ma copritevi bene perchè aprile è un mese con la R!)

Guardialfiera, 18 aprile 2020


La lettura del racconto può essere ascoltata dal minuto 57 del podcast

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