NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE

NARRATOGRAFO, IL CANTASTORIE DEL MOLISE
Coi suoi silenzi, il Molise è la terra del racconto. La taverna, la piazza, la chiesa, il gradone di casa, la bottega sono posti dove c’è sempre un pensiero da tramandare, una storia da condividere, una lacrima da piangere o un sorriso da rallegrare. È la terra del racconto perché, volendo, il ritmo del tempo consente di trovare anche un solo momento per parlare con le persone del posto e con quelle di fuori, con gli adulti e con i bambini.

La solitudine di Dio


Venti giorni nella sua casa stretta che non era piccola: era stretta perché non potevano entrarci gli affetti che stavano, pure loro, in qualche altra casa stretta...e triste.
E se una casa è triste bisogna trovare le ragioni:

“ Queste...sono queste maledette finestre:
troppo piccole!”

Così con la matita e la riga disegnava il nuovo riquadro, si allontanava fino alla parete opposta e diceva:
“ Noooo. E che è sta finestrella!”

Tornava, la disegnava più larga fino a che la parete non la conteneva più! Intanto il muro era diventato una gabbia di linee di grafite.

“ Mo che esco, scappo sulla montagna!
Perché tanto non mi perdo, dal balcone li ho imparati a memoria i boschi.”

Non s’era accorta che oltre alle montagne, nella sua casa mancava il silenzio del mare e quel costante andare e tornare che non distrae il pensiero.

“ Dio, com’è la tua solitudine?”

Chiedeva verso il soffitto cercando di ascoltare anche di lato. Dio non le rispondeva. O forse la risposta giusta era nel non rispondere perché nella solitudine sono le risposte che mancano.
C’era stato il sole caldo a marzo seguito dalla pioggia. Poi la neve ad aprile. Poi di nuovo il sole. I fiori fiorivano, sfiorivano. Finivano nel suo quaderno nuovo nuovo sul quale scriveva:

“DIARIO DI UNA SOLITUDINE IN CORSO"

Nessuno sa come si inizia un diario ma nella solitudine non c’è chi può giudicarti e se una pagina è scritta male puoi stracciarla e riscriverla.

“La mia casa è stretta e ci posso stare solo io.
Ma è piena di cose e forse è troppo ordinata.
Sai perché Dio non si annoia a stare solo?
Perché vive nel caos della natura!
Si preoccupa con l’autunno che butta via le sue certezze,
s’intristisce con l’inverno e per come è essenziale.
S’incuriosisce con le proposte della primavera che maturano d’estate.
Quindi ci vuole solo tempo per saltare oltre la soglia della pazzia
e ritrovarsi negli spazi interiori inaspettati.
Quindi, ho deciso che fare!”

Chiuso il diario, fu una mezza giornata di follia a creare il disordine!!! Letto sotto cumuli di libri, tavolo appiccicato a foto svolazzanti, sveglie sul davanzale della finestra a funzionare come meridiane.
Il disordine riempie, disorienta, fa polvere, fa rumore. Fa perdere e ritrovare il diario di poco prima:

“Ho deciso di mettere in disordine
per mettere in discussione gli spazi
e l’importanza delle cose.
Sceglierò un posto nuovo a tutto
per rinnovare le logiche della vita!”

E chiuso di nuovo il diario prese a cercare le cose più colorate, quelle più vive e quelle più delicate. Si accorse che tante cianfrusaglie potevano finire nella differenziata perché non avevano più motivo di essere conservate.
Allineò i titoli dei libri cercando di comporre un pensiero e ignorando, per una volta, la dimensione e le cromie dei dorsetti.
Cambiò l’ordine dei quadri facendo attenzione a sostituire anche i chiodi ed evitare crolli rovinosi.
Si fece bastare le cinque corde della chitarra - abbandonate da un MI cantino spezzato e rimasto stecchito - per risuonare tutte le canzonette in giro di RE.
Spostato il tavolo e tolte tutte le tende, trovò un muro nuovo per lo specchio:

“Ti appendo qua!
Così guarderai cose nuove, caro specchio...per esempio...”

Nel riflesso comparve quel disordine che, a occhio nudo, neanche si vedeva:

Cazzarola!
E mo chi rimette a posto?”

Lo specchio gli sorrise e, in quel momento, la ragazza capì che non era sola.

Vinchiaturo, 5 aprile 2020

La lettura del racconto può essere ascoltata dal minuto 57 del podcast



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