La solitudine di Dio
Venti giorni nella sua casa stretta che non era piccola: era stretta perché non potevano entrarci gli affetti che stavano, pure loro, in qualche altra casa stretta...e triste.
E se una casa è triste bisogna trovare le ragioni:
“ Queste...sono queste maledette finestre:
troppo piccole!”
Così con la matita e la riga disegnava il nuovo riquadro, si allontanava fino alla parete opposta e diceva:
“ Noooo. E che è sta finestrella!”
Tornava, la disegnava più larga fino a che la parete non la conteneva più! Intanto il muro era diventato una gabbia di linee di grafite.
“ Mo che esco, scappo sulla montagna!
Perché tanto non mi perdo, dal balcone li ho imparati a memoria i boschi.”
Non s’era accorta che oltre alle montagne, nella sua casa mancava il silenzio del mare e quel costante andare e tornare che non distrae il pensiero.
“ Dio, com’è la tua solitudine?”
Chiedeva verso il soffitto cercando di ascoltare anche di lato. Dio non le rispondeva. O forse la risposta giusta era nel non rispondere perché nella solitudine sono le risposte che mancano.
C’era stato il sole caldo a marzo seguito dalla pioggia. Poi la neve ad aprile. Poi di nuovo il sole. I fiori fiorivano, sfiorivano. Finivano nel suo quaderno nuovo nuovo sul quale scriveva:
“DIARIO DI UNA SOLITUDINE IN CORSO"
Nessuno sa come si inizia un diario ma nella solitudine non c’è chi può giudicarti e se una pagina è scritta male puoi stracciarla e riscriverla.
“La mia casa è stretta e ci posso stare solo io.
Ma è piena di cose e forse è troppo ordinata.
Sai perché Dio non si annoia a stare solo?
Perché vive nel caos della natura!
Si preoccupa con l’autunno che butta via le sue certezze,
s’intristisce con l’inverno e per come è essenziale.
S’incuriosisce con le proposte della primavera che maturano d’estate.
Quindi ci vuole solo tempo per saltare oltre la soglia della pazzia
e ritrovarsi negli spazi interiori inaspettati.
Quindi, ho deciso che fare!”
Chiuso il diario, fu una mezza giornata di follia a creare il disordine!!! Letto sotto cumuli di libri, tavolo appiccicato a foto svolazzanti, sveglie sul davanzale della finestra a funzionare come meridiane.
Il disordine riempie, disorienta, fa polvere, fa rumore. Fa perdere e ritrovare il diario di poco prima:
“Ho deciso di mettere in disordine
per mettere in discussione gli spazi
e l’importanza delle cose.
Sceglierò un posto nuovo a tutto
per rinnovare le logiche della vita!”
E chiuso di nuovo il diario prese a cercare le cose più colorate, quelle più vive e quelle più delicate. Si accorse che tante cianfrusaglie potevano finire nella differenziata perché non avevano più motivo di essere conservate.
Allineò i titoli dei libri cercando di comporre un pensiero e ignorando, per una volta, la dimensione e le cromie dei dorsetti.
Cambiò l’ordine dei quadri facendo attenzione a sostituire anche i chiodi ed evitare crolli rovinosi.
Si fece bastare le cinque corde della chitarra - abbandonate da un MI cantino spezzato e rimasto stecchito - per risuonare tutte le canzonette in giro di RE.
Spostato il tavolo e tolte tutte le tende, trovò un muro nuovo per lo specchio:
“Ti appendo qua!
Così guarderai cose nuove, caro specchio...per esempio...”
Nel riflesso comparve quel disordine che, a occhio nudo, neanche si vedeva:
“Cazzarola!
E mo chi rimette a posto?”
Lo specchio gli sorrise e, in quel momento, la ragazza capì che non era sola.
Vinchiaturo, 5 aprile 2020
La lettura del racconto può essere ascoltata dal minuto 57 del podcast
